// Sicurezza email

Controllo SPF, DKIM e DMARC

Scrivi il dominio della tua azienda: in pochi secondi vedi se la posta è protetta dallo spoofing, cosa manca e il record da pubblicare per sistemarlo.

Chiunque può spedire una email scrivendo nel mittente il nome del tuo dominio: il protocollo della posta, da solo, non lo impedisce. A fermare chi si spaccia per la tua azienda sono tre record nel DNS, che dicono a Gmail, Outlook e agli altri provider quali server possono inviare a tuo nome (SPF), come verificare che il messaggio non sia stato alterato (DKIM) e cosa fare con le email che non superano questi controlli (DMARC).

Lo strumento legge questi record dal DNS pubblico, come farebbe un server di posta che riceve un tuo messaggio, e per ognuno ti dice se è a posto, cosa non va e come correggerlo. Controlla anche i server MX, MTA-STS, TLS-RPT e il certificato HTTPS del sito. Non serve nessun accesso: sono informazioni pubbliche.

Verifica il tuo dominio

Selettore DKIM (facoltativo)

Lo trovi nell'intestazione di una email inviata dal dominio, nella riga DKIM-Signature, alla voce s=. Senza selettore lo strumento prova quelli più comuni.

Come lavorano insieme SPF, DKIM e DMARC

I tre record rispondono a tre domande diverse che un server di posta si fa quando riceve un messaggio che dice di arrivare dal tuo dominio:

  • SPF, definito nella RFC 7208: il server che me lo consegna è tra quelli autorizzati dal dominio? Il record elenca indirizzi IP e servizi ammessi.
  • DKIM, RFC 6376: il messaggio porta una firma digitale valida? Il server di invio firma intestazioni e corpo con una chiave privata, e chi riceve verifica la firma con la chiave pubblica pubblicata nel DNS.
  • DMARC, RFC 7489: se le prime due verifiche falliscono, cosa devo fare? E a chi mando il rapporto?

Il punto che rende DMARC efficace è l'allineamento: non basta che SPF o DKIM passino, il dominio verificato deve coincidere con quello che il destinatario vede nel campo «Da». Senza allineamento, un truffatore potrebbe superare l'SPF del proprio dominio e scrivere nel mittente il tuo. È lo schema tipico dello spoofing usato nel phishing e nelle frodi di Business Email Compromise, dove una finta email dell'amministratore o di un fornitore chiede un bonifico.

Attivare DMARC senza bloccare la posta legittima

Pubblicare subito p=reject è il modo più rapido per far sparire fatture, notifiche del gestionale e newsletter che partono da servizi dimenticati. L'ordine che evita sorprese è questo:

  1. Fare l'elenco di chi invia a nome del dominio: la casella di posta, il gestionale o l'ERP, il CRM, la piattaforma di newsletter, il centralino che manda i fax per email, il sito con il modulo contatti.
  2. Mettere tutti questi servizi nell'SPF, restando sotto i 10 lookup DNS, e attivare il DKIM su ognuno: quasi tutti i servizi lo offrono dal loro pannello, con il record da pubblicare.
  3. Pubblicare DMARC con p=none e rua= verso una casella dedicata: per qualche settimana nessuna email viene bloccata, ma arrivano i rapporti che mostrano chi invia a nome del dominio e con quale esito.
  4. Correggere i servizi che falliscono e solo dopo passare a p=quarantine, eventualmente con pct= per applicarlo a una parte dei messaggi.
  5. Arrivare a p=reject quando i rapporti sono puliti. È il livello in cui le email false vengono rifiutate prima di arrivare in casella.

I rapporti DMARC sono file XML poco leggibili: per un dominio con molti invii conviene un servizio che li raccolga e li mostri in grafici.

Gli errori più comuni

  • Due record SPF sullo stesso dominio, spesso perché un servizio nuovo ne ha fatto aggiungere un secondo invece di integrare il primo. Ne è ammesso uno solo: con due, il controllo va in errore.
  • Più di 10 lookup DNS nell'SPF, a forza di include per ogni servizio. Oltre il limite il risultato è un errore permanente e l'SPF smette di proteggere.
  • +all o ?all in fondo all'SPF, che autorizzano qualunque server o lo rendono neutro.
  • DMARC fermo a p=none da anni: è un buon punto di partenza, ma da solo non blocca nessuna email falsa.
  • DKIM con chiavi da 1024 bit mai ruotate. Oggi la lunghezza consigliata è 2048 bit.
  • Domini che non inviano posta lasciati scoperti: i domini secondari o registrati solo per il marchio vanno protetti con v=spf1 -all e un DMARC con p=reject, perché sono i più comodi da usare per una truffa.
  • Sottodomini dimenticati: con sp=none la policy non vale per loro.

Perché è diventato obbligatorio nei fatti

Da febbraio 2024 Google e Yahoo chiedono a chi invia grandi volumi verso Gmail e Yahoo Mail di avere SPF, DKIM e un record DMARC, con il mittente allineato; a tutti gli altri chiedono almeno SPF o DKIM. Le regole sono nelle linee guida per i mittenti di Google e nelle best practice di Yahoo, e anche Microsoft spiega come usa questi controlli nel filtro antispam di Outlook. Chi non è in regola vede le sue email finire nello spam o rifiutate.

Sul fronte normativo, la NIS2 chiede misure tecniche proporzionate al rischio, e l'autenticazione della posta è tra le più semplici ed economiche contro il phishing. Per completare il quadro ci sono MTA-STS (RFC 8461), che obbliga a consegnare la posta su una connessione TLS verificata, e TLS-RPT (RFC 8460), che segnala quando questa consegna fallisce.

Questo è uno strumento gratuito

Ti dice cosa manca. Se vuoi sistemare SPF, DKIM e DMARC senza bloccare la posta che parte dai tuoi gestionali, parliamone.

Parliamone

// Domande frequenti

Cosa controlla esattamente questo strumento?

Interroga il DNS pubblico del dominio e verifica i server di posta (MX), il record SPF con il numero di lookup DNS, la policy DMARC, le chiavi DKIM sui selettori più comuni o su quello che indichi tu, MTA-STS e TLS-RPT, e il certificato HTTPS del sito. Non invia email e non legge nessuna casella.

Perché la chiave DKIM risulta non trovata anche se la uso?

Il DKIM si trova solo conoscendo il nome del selettore, che il DNS non elenca. Lo strumento prova i selettori più diffusi: se il tuo provider ne usa uno diverso, aprilo nell'intestazione di una email inviata dal dominio (campo s= della riga DKIM-Signature) e scrivilo nel campo «Selettore DKIM».

Meglio ~all o -all nel record SPF?

Con un DMARC in quarantine o reject la differenza pratica è piccola, perché decide la policy DMARC. ~all (softfail) è più tollerante con gli inoltri automatici, che fanno fallire l'SPF anche alle email legittime; -all è più rigido. Per un dominio che non invia posta va sempre -all.

Cosa vuol dire che SPF o DKIM devono essere allineati?

Che il dominio verificato da SPF (quello del mittente tecnico, il Return-Path) o da DKIM (il valore d= della firma) deve coincidere con il dominio del campo «Da» che vede il destinatario. In modalità relaxed basta lo stesso dominio principale, in strict deve essere identico.

Dopo aver modificato un record, quanto tempo serve perché il controllo lo veda?

Dipende dal TTL del record, cioè per quanto tempo i server DNS tengono in memoria il valore vecchio: di solito da pochi minuti a qualche ora. Questo strumento conserva il risultato per 10 minuti, quindi rilancia la verifica dopo quel tempo.

Il controllo vale anche per la PEC?

La PEC usa i domini e i server del gestore che la fornisce, e la sua autenticità è garantita dal sistema di certificazione, non da SPF e DMARC del tuo dominio. Il controllo riguarda la posta ordinaria inviata con il dominio aziendale.

I domini che controllo vengono salvati?

No. Lo strumento legge solo record DNS pubblici e conserva il risultato in una cache temporanea di 10 minuti per non ripetere le stesse interrogazioni. Non invia email e non accede a nessuna casella.

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