Mi affaccio alla finestra ancora in accappatoio e il cielo su Manhattan sta passando dal grigio all'arancione, con i grattacieli di Downtown che si stagliano in controluce sopra l'acqua. Faccio in tempo a scattare qualche foto, una anche in bianco e nero, prima che la luce cambi di nuovo e il momento sia finito. Colazione veloce, poi si scende: il programma di oggi è quello dei giorni più densi del viaggio, il World Trade Center e il memoriale dell'11 settembre, una camminata fino a Wall Street, una tappa che con New York in senso stretto non c'entra molto ma con il cinema sì, e infine un parco che sembra uscito da un film di fantascienza, sospeso sull'Hudson su piloni a forma di vaso.
Sotto le costole dell'Oculus, al World Trade Center
La metropolitana ci porta a Fulton Street, e da lì basta seguire la folla per arrivare all'Oculus, la stazione di interscambio progettata da Santiago Calatrava e aperta nel 2016. Da fuori sembra la cassa toracica di un animale enorme, con le costole bianche che si aprono verso il cielo; dentro, la luce che filtra dall'alto scivola su un pavimento di marmo lucido, tra negozi e persone di passaggio, con l'effetto di una cattedrale laica più che di una stazione. Usciamo di nuovo all'aperto e alziamo lo sguardo verso One World Trade Center, la torre che dal 2014 ha preso il posto delle Torri Gemelle: 541 metri esatti, 1776 piedi, in omaggio all'anno della Dichiarazione d'Indipendenza.
Il National September 11 Memorial
Le due vasche del memoriale occupano esattamente l'impronta delle Torri Nord e Sud: due voragini quadrate, con l'acqua che scende ininterrottamente lungo le pareti verso un foro nero al centro, troppo profondo per vederne il fondo. Sul bordo, incisi nel bronzo, ci sono i nomi delle 2.977 vittime degli attacchi del 2001 e delle sei dell'attentato del 1993, disposti non in ordine alfabetico ma per «adiacenza significativa»: chi lavorava nello stesso ufficio, chi era sullo stesso volo, chi aveva chiesto di restare vicino a un altro nome già inciso. Cammino lungo il parapetto leggendo, e tra i cognomi inglesi e irlandesi ne spuntano altri più familiari: Esposito, Milano, Strada. Restiamo un po' in silenzio, con il rumore dell'acqua che copre quello del traffico e le torri nuove che si riflettono, capovolte, sul fondo della vasca.
Wall Street, Trinity Church e il toro di Bowling Green
Da Ground Zero a Wall Street sono pochi isolati, ma il cambio di scena è netto: le strade si stringono, i palazzi si abbassano e si fanno più antichi, e all'improvviso si respira un'aria da inizio Novecento. Passiamo davanti a Trinity Church, con il suo cimitero storico incastrato tra le lapidi consumate e i grattacieli di vetro alle spalle, poi arriviamo davanti alla facciata neoclassica della Federal Hall, dove nel 1789 George Washington ha prestato il primo giuramento da presidente degli Stati Uniti. Di fronte, dietro le bandiere a stelle e strisce, c'è il New York Stock Exchange, con la folla di turisti che si accalca per una foto alla facciata. Ci fermiamo per uno spuntino veloce da Dunkin', poi scendiamo fino a Bowling Green per il rituale che qui si aspettano tutti: una mano sulle corna del Charging Bull, la scultura in bronzo che Arturo Di Modica installò abusivamente davanti alla Borsa nel 1989, e che il Comune spostò poco dopo qualche isolato più in là, proprio a Bowling Green.
La caserma vera di Ghostbusters, a Tribeca
Da Wall Street risaliamo verso Tribeca per una tappa che con la finanza non ha niente a che fare: al numero 14 di North Moore Street c'è la caserma di Hook & Ladder Company 8, quella usata per le riprese esterne di Ghostbusters nel 1984. Sul marciapiede davanti alla porta rossa qualcuno ha dipinto lo stemma dei vigili del fuoco di New York con il fantasma sbarrato della locandina al posto del pompiere, e sopra l'ingresso pende un'insegna con lo stesso logo, incastrata tra le finestre della caserma vera. Dentro si lavora sul serio, quindi ci limitiamo a fotografare da fuori, con una fetta di pizza in mano comprata qualche isolato più indietro.
Little Island e il tramonto su Hudson Yards
Nel primo pomeriggio prendiamo la metro fino a Chelsea, attraversiamo qualche isolato tra Tribeca e Soho tra palazzi di mattoni rossi e scale antincendio, e arriviamo sul lungofiume all'altezza di Pier 55. Da qui si vede Little Island, il parco pubblico aperto nel 2021 e sospeso sull'Hudson su decine di piloni di cemento a forma di vaso rovesciato, ognuno con sopra un pezzo di prato, alberi o cespugli. È un progetto dell'architetto Thomas Heatherwick, costato oltre 260 milioni di dollari e finanziato quasi interamente dalla Diller-von Furstenberg Family Foundation; camminando tra le colline artificiali e i sentieri che salgono e scendono, per qualche minuto sembra davvero di essere ovunque tranne che a Manhattan. Restiamo a guardare lo skyline di Jersey City sull'altra sponda del fiume, poi risaliamo verso Hudson Yards, dove i grattacieli più nuovi della città si allungano sopra le vecchie strade di Chelsea. Una giornata cominciata tra i nomi incisi nel memoriale e finita a caccia di fantasmi si chiude come si deve: un hamburger, una birra, le gambe finalmente ferme.