Lascio Windhoek che è ancora presto, e in pochi chilometri l'asfalto finisce. Da qui fino a Sossusvlei si viaggia su ghiaia rossa, dritta per chilometri sull'altopiano del Khomas Hochland, con le montagne che sembrano non avvicinarsi mai. È strano quanto poco serva per sentirsi lontani da tutto: basta una strada sterrata e due file di cespugli secchi ai lati.
A un certo punto la macchina rallenta da sola, senza che nessuno lo chieda: due asini attraversano la strada con la calma di chi sa di avere la precedenza, e più avanti un vecchio mulino a vento gira lento accanto a una pozza d'acqua dove qualche albero riesce ancora a crescere. Namibia rurale, quella vera, quella che non finisce sulle guide turistiche.
Il passo di Spreetshoogte
Poi la strada comincia a salire, e lo Spreetshoogte Pass si apre come un sipario: il punto panoramico più alto, con il Namib che si stende sotto per chilometri, piatto e chiaro, fino a confondersi con il cielo. Qualcuno, con poco senso della misura ma molta ironia, ha piazzato lì un grande cuore di metallo rosso, proprio sul bordo del crinale, con tre sgabelli intorno per chi vuole sedersi a guardare il vuoto. Mi ci fermo più del previsto: da un lato per la vista, dall'altro perché in Namibia certe soste valgono quanto le tappe stesse.
Solitaire, un punto nel nulla
Solitaire è esattamente quello che il nome promette: una manciata di edifici intorno a un distributore di benzina, in mezzo al niente, eppure conosciuta da chiunque abbia mai guidato verso Sossusvlei. C'è una vecchia auto arrugginita, carcassa bianca ormai senza motore, che sembra messa lì apposta per le fotografie dei turisti (e infatti mi ci fermo anch'io, mano a fare il segno della vittoria, come se fosse la cosa più naturale del mondo). C'è un secondo relitto poco più in là, telaio nudo e ruote a raggi, altrettanto fotografato.
Ma soprattutto, a Solitaire, c'è la torta di mele di McGregor's Bakery: la assaggio seduto su un muretto di pietra, in una vaschetta di polistirolo, e capisco perché ne parlino tutte le guide. Croccante sopra, morbida sotto, cannella quanto basta. Intorno, uno scoiattolo di terra si avvicina senza troppa paura, si ferma vicino a un cerchio di sassi sotto un albero e resta lì a guardarmi, forse in cerca di qualche briciola caduta.
Il Tsauchab River Camp, e una cena senza troppa scelta
Arrivo al Tsauchab River Camp che il sole sta già calando dietro le montagne del Naukluft: cottage di pietra locale, tetti di paglia, un cartello scritto a mano che indica "Birds Paradise" e "The Nest". Il campo sta sulle rive del fiume Tsauchab, anche se in questa stagione di fiume c'è ben poco da vedere. Qui, in pieno deserto, tra Windhoek e Sossusvlei, i posti dove fermarsi per la notte si contano sulle dita di una mano, e questo è quello giusto.
La cena, va detto, non prevede troppe scelte: un solo menu, fisso, quello della sera. Poco male: arriva un piatto di carne con salsa ai funghi e feta sbriciolata, patate al forno con formaggio fuso e un contorno di verdure saltate, e per finire un tortino caldo agli agrumi con una pallina di gelato. In mezzo al nulla più totale, con il cielo che fuori si riempie di stelle come raramente capita di vedere, va bene così: non serve altro.
Domani si parte presto verso le dune, quelle vere, quelle rosse che si vedono nelle fotografie. Ma questa prima giornata di strada, tra un passo di montagna e una torta di mele, meritava un racconto tutto suo.